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Vigevano: nella città dei Duchi

by Redazione
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La splendida piazza di Vigevano è il cuore della cittadina patria della casata degli Sforza

La pianura padana incombe a sud di Milano, dove a breve distanza dal capoluogo si allargano le prime risaie della Lomellina, un territorio che custodisce pregevoli città come Vigevano, in un rincorrersi di storia, arte e produttività che sono l’essenza stessa della Lombardia. Vigevano è proprio il centro principale della Lomellina, con numerose aziende agricole ad alta produttività e altrettanti numerosi calzaturifici. Il borgo sorgeva fin dalle sue origini su una collina a controllo di un ponte sul Ticino e per questo venne a lungo conteso tra Milano e Pavia, prima di entrare a far parte definitivamente dei possedimenti prima dei Visconti e poi degli Sforza.

Queste due casate segnarono il destino urbanistico della città, dapprima con la costruzione da parte di Luchino Visconti a metà del ‘300 del Castello, e quasi un secolo e mezzo dopo con l’arrivo di Ludovico il Moro, figlio di Bianca Maria Visconti e di Francesco Sforza, che qui nacque nel 1452 e che quarantanni più tardi trasformò la città natale in una residenza rinascimentale plasmata da artisti di primaria importanza come Leonardo da Vinci e Bramante. Grazie al loro intervento e alla volontà del Signore lo spiazzo antistante al Castello si trasformò tra il 1492 e il 1494 dall’originario mercato della città nella scenografica piazza Ducale, una delle piazze rinascimentali più armoniose d’Italia.

Ritrovarsi all’interno di questo magnifico scenario a cielo aperto, una sorta di reinterpretazione del chiostro monastico, consente di toccare con mano gli ideali del Rinascimento; si rimane affascinati ad ammirare i suoi pregevoli edifici porticati che assomigliano in modo stupefacente a quelli di una città ideale, sopra i cui portici si apre una fila di finestre arcuate e affreschi che rappresentano stemmi e medaglioni con grandi personalità della Roma classica, motti popolari e personaggi della casata Sforza (un po’ di autoreferenzialismo non fa mai male…). Una teoria di comignoli corona le tegole del tetto e secondo la tradizione le loro forme sarebbero somiglianti alle più famose torri lombarde.

La piazza, lunga più di centotrenta metri e larga quasi cinquanta, con i portici a tutto tondo sorretti da ottantaquattro colonne, è circondata da tre lati dai portici, mentre il quarto lato è chiuso dal Duomo di Sant’Ambrogio. Ma la piazza odierna non è la stessa di quella voluta da Ludovico il Moro, con un effetto scenografico ancora maggiore dato  che l’alta torre del Castello rimaneggiata dal Bramante fungeva da porta d’onore per l’ingresso al complesso fortificato ed era collegata alla piazza da una rampa per i cavalli fiancheggiata da due scalinate. …

 

 …continua a leggere l’articolo nel N. 397 Gennaio 2022 di  CAMPERPRESS

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