Spagna/ Una passeggiata a Figueres, nel cuore della Catalogna

Una passeggiata a Figueres, nel cuore della Catalogna, con il suo alto tasso di creatività che riverbera quella del suo celeberrimo illustre figlio, Salvador Dalì

Esplorare la Spagna vuol dire prima di tutto andare alla scoperta delle sue diverse identità, in un’alchimia di popoli e lingue diversi che da secoli ha dato vita a numerosi conflitti e che anche all’alba del terzo millennio si annuncia con diversi scricchiolii, come capita nell’area catalana da sempre in cerca della propria autonomia, ma che a livello turistico dispensa a piene mani numerosi tesori tutti da scoprire, legati in particolare all’arte e all’architettura.

Il territorio catalano è stato la culla, o ha ospitato, infatti, numerosi maestri del calibro di Pablo Picasso, Salvador Dalí, Joan Miró e Antoni Gaudí che hanno lasciato a Barcellona, così come in diverse altre località minori vicine, numerose testimonianze del loro genio. E questo è il motivo principale per puntare per un viaggio verso le peculiarità della Catalogna.

Una delle prime tappe meritevoli di visita, appena a una cinquantina di chilometri dal confine con la Francia, è Figueres (Figueras in spagnolo), capoluogo della Comarca dell’Art Empordà; la città vanta origini romane e fin dall’antichità divenne un importante centro commerciale, protetto nel medioevo dai catalani che vi costruirono una fortezza, quella di Sant Ferran, poi risistemata nel corso del ‘700, che domina dall’alto l’abitato.

 

Ma il nome di Figueres si lega ancor più strettamente a quello del suo figlio più illustre, Salvador Dalí, che qui nacque nel 1904 e che rimase sempre fedele alle sue origini, nonostante il suo genio artistico lo portasse in giro nel resto d’Europa e negli Stati Uniti. Un po’ tutta la cittadina rispecchia il genio di questo talentuoso artista, dalle vetrine dei negozi che mostrano le copie delle sue opere alle facciate degli edifici, trasformate in quinta scenografica e popolate dalle sue creazioni, come accade nella centrale Pujada del Castell, dove si affaccia l’hotel Plaza con i balconi affollati dalle sagome di mucche multicolori che furono soggetto di uno dei suoi tanti quadri.

A pochi passi si incontra la mole rosseggiante, simile a un castello e sormontata da uova gigantesche, della Torre di Galatea, al cui interno l’artista trascorse l’ultima parte della sua vita insieme all’amatissima moglie russa, Gala; e ammirando i croissant di stucco che decorano la sua facciata, non può che tornare alla mente lo stravagante artista che deve la sua grande popolarità, oltre che alla sua esuberante produzione artistica, anche ai baffi teatrali che amava acconciare nelle pose più improbabili.

Alle sue spalle si allarga il Theatre-Museu Dalí, realizzato dal maestro tra gli anni ’60 e ’70 del ‘900 e definito «l’oggetto surrealista più grande del mondo», in cui si declina il mondo artistico di questo genio, con soluzioni visive in grado di incantare dal primo sguardo. La facciata è decorata dalle statuette stilizzate degli Oscar e da armature con improbabili baguette, ed è preceduta da una sua grande scultura. All’interno dell’antico edificio del Teatro Comunale dell’800, distrutto nel corso della Guerra Civile e ricostruito in seguito da Dalí, sono esposte numerose sue opere, dalle prime esperienze artistiche fino alle ultime creazioni.

E a proposito della decisione di creare qui il “suo” Museo, l’artista amava dire che un pittore non può che essere teatrale, che inoltre il teatro si trovava proprio di fronte la chiesa in cui era stato battezzato e che al suo interno aveva esposto la sua prima mostra di pittura. Spesso davanti al suo ingresso (aperto tutti i giorni tra giugno e settembre) si snoda una lunga fila di visitatori ed è consigliabile arrivarci all’apertura, ma in ogni caso sia le quasi inevitabili code (a meno che non prenotiate l’ingresso on line sul sito www.salvador-dali.org/en/services/tickets/), sia il costo del biglietto valgono ampiamente la fatica, dal momento che all’interno del museo vi ritroverete in un luogo magico, pieno di trucchi e illusioni ottiche, che ospita buona parte della produzione artistica di Dalì.

Lo stupore vi accompagnerà fin dall’inizio del percorso nel grande cortile di ingresso, di fronte al Taxi piovoso, un’installazione artistica formata da una Cadillac d’epoca sovrastata da una scultura, cui si aggiungono diversi getti d’acqua inserendo una moneta in una fessura; nella sala del palcoscenico del teatro all’altezza del secondo piano potrete poi ammirare uno dei numerosi dipinti dedicati alla musa ispiratrice, “Gala che guarda il Mediterraneo”, ma che da lontano sembra un ritratto di Lincoln, con una curiosa illusione ottica…

… continua a leggere l’articolo completo sul N. 399 di CAMPERPRESS

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